Vaccino Covid: il governo ha consegnato la salute degli italiani nelle mani di Bill Gates

di Cesare Sacchetti

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha annunciato entusiasta la conclusione di un contratto di approvvigionamento per 400 milioni di dosi di un vaccino contro il Covid-19.

All’accordo hanno aderito anche i ministri della Salute di Germania, Olanda e Francia.

La prima importante cosa da far notare su questa intesa è che il governo Conte ha chiuso un accordo per autorizzare un vaccino prodotto dalla casa farmaceutica britannica AstraZeneca che ad oggi non è ancora stato nemmeno sperimentato.

Praticamente il ministro della Salute Speranza con la firma di questo contratto ha autorizzato la distribuzione delle dosi di questo vaccino senza sapere se effettivamente questo funzioni e quali sono eventualmente le controindicazioni.

Si è firmato un accordo a scatola chiusa, sulla base di mere aspettative di riuscita di un prodotto immunologico senza avere alcuna certezza al riguardo.

E’ lo stesso Speranza a dirlo.

“L’impegno prevede che il percorso di sperimentazione, già in stato avanzato, si concluda in autunno con la distribuzione della prima tranche di dosi. Come è noto il coronavirus è un nemico molto insidioso e abbiamo detto che il vaccino è l’unico vero rimedio. Stiamo parlando del vaccino (di Astra Zeneca) più promettente, non c’è certezza assoluta. Nella ricerca del vaccino l’Italia si mette in testa.”

Viene da chiedersi innanzitutto che cosa porti l’ineffabile ministro a descrivere il Covid come “un nemico molto insidioso”, quando lo stesso ministero da lui presieduto ad oggi dichiara di non sapere se le 34mila persone morte con Covid siano effettivamente da considerare morte per le conseguenze del virus.

Medici e virologi riconosciuti hanno già spiegato come la pericolosità di questo agente patogeno sia piuttosto scarsa, anche alla luce delle autopsie condotte sulle persone portatrici del Covid, che hanno dimostrato come in realtà queste siano morte in larghissima per via di gravi malattie pregresse.

Lo stesso ISS riporta che il 96% delle persone morte con Covid avevano tutte gravi patologie.

Le evidenze scientifiche continuano ad essere ignorate e si prosegue a raffigurare il virus come un mostro che in realtà non esiste.

Da questa errata premessa, Speranza arriva a dire che il “vaccino è l’unico vero rimedio” quando le mutazioni del virus in corso e la sua scarsa letalità lo renderebbero di fatto completamente inutile se non addirittura dannoso.

Ad ogni modo, solamente ad agosto, come ha precisato lo stesso amministratore delegato di AstraZeneca,  Pascal Soriot, si saprà se questo prototipo vaccinale, la cui sigla identificativa è AZD1222, funziona oppure no.

Ma visti gli enormi interessi miliardari in ballo, e il fatto che il governo ha firmato un contratto in bianco per un prodotto di cui non sa nulla, c’è da scommettere che i protagonisti di questa storia hanno già deciso che deve funzionare comunque.

Il governo non ha minimamente pensato agli interessi degli italiani che potrebbero ricevere potenziali effetti dannosi dalla somministrazione di questo vaccino.

Se si dà uno sguardo infatti alla casa farmaceutica con la quale è stato stipulato l’accordo, si viene a conoscenza di informazioni interessanti – puntualmente nascoste e taciute dai media italiani – e si comprende meglio quali sono davvero gli interessi che sono stati tutelati in questa storia.

Gli stretti rapporti della Astra Zeneca con Bill Gates

Astra Zeneca è una casa farmaceutica molto vicina a Bill Gates.

E’ stata la stessa multinazionale del farmaco ad annunciare lo scorso 4 giugno di aver stretto un accordo pari a 750 milioni di dollari con GAVI e CEPI.

GAVI, l’alleanza mondiale per i vaccini e l’immunizzazione, è una fondazione globale che promuove l’immunizzazione nel mondo.

Uno dei suoi principali finanziatori è proprio l’uomo della Microsoft, come si può leggere nel suo stesso sito ufficiale.

Ma GAVI già in passato è stata accusata di avere più a cuore gli interessi delle case farmaceutiche che quelli della salute pubblica, quando questa strinse accordi che favorirono la britannica GlaxoSmithKline e l’americana Pfizer.

CEPI invece è una fondazione che mira anch’essa a promuovere i vaccini nel mondo ed è stata creata e finanziata dall’immancabile Bill Gates, praticamente onnipresente in qualsiasi investimento che riguardi l’immunizzazione.

Si tenga presente che CEPI  ha annunciato ufficialmente al forum di Davos, tenutosi lo scorso gennaio, di essere al lavoro per coordinare gli sforzi globali sulla produzione di un vaccino contro il Covid, quando il virus non rappresentava e, visti i fatti non rappresenta tuttora, una grave minaccia per la salute pubblica.

Ma evidentemente a Davos, il cuore pulsante delle élite globaliste e finanziarie, si era già scelta la “soluzione” ad una crisi che doveva e deve fare gli interessi di determinati gruppi dell’industria farmaceutica.

CEPI e GAVI avevano come obbiettivo fin dal primo momento di arrivare a sviluppare un vaccino, la cui produzione porterebbe enormi utili nelle casse delle case farmaceutiche, e AstraZeneca è certamente tra queste.

E’ la stessa compagnia a descrivere i termini dell’accordo raggiunto con le due fondazioni finanziate e create dal magnate della Microsoft.

La compagnia ha raggiungo un accordo di 750 milioni di dollari con CEPI e GAVI per sostenere la produzione, approvvigionamento e distribuzione di 300 milioni di dosi del potenziale vaccino, con la consegna da iniziare entro la fine dell’anno.

Il governo PD-M5S ha praticamente aperto le porte ad un gruppo industriale molto vicino a Bill Gates, le cui fondazioni sono state già finanziate dall’esecutivo italiano con l’enorme cifra di 287 milioni di euro.

Questo accordo quindi non pare altro che essere che un vestito cucito su misura per consentire profitti enormi a Bill Gates e AstraZeneca.

Le ombre su AstraZeneca

Come già detto precedentemente, non si sa nulla della effettiva efficacia del vaccino AZD1222 contro il coronavirus perchè ancora deve essere sperimentato.

Se si guarda al passato del gruppo farmaceutico britannico, non c’è da stare troppo tranquilli al riguardo.

La AstraZeneca infatti è rimasta coinvolta in diverse controversie in passato che hanno seriamente minato la sua credibilità.

Una di queste risale al 2010 quando negli USA, la compagnia britannica violò le autorizzazioni della FDA, l’agenzia federale americana che autorizza la distribuzione dei farmaci, riguardo alla distribuzione di uno psicofarmaco, il Seroquel.

Il governo degli Stati Uniti, allora sotto l’amministrazione Obama, accusò la AstraZeneca di aver permesso che il Seroquel fosse utilizzato per il trattamento di patologie per le quali in realtà il farmaco non era stato approvato.

Questo è quanto stabilì il ministero della Giustizia americano.

Gli Stati Uniti ritengono che AstraZeneca ha illegalmente messo in commercio il Seroquel per usi mai approvati dalla FDA. Nello specifico, tra il gennaio 2001 e il dicembre 2006, AstraZeneca ha promosso il Seroquel presso psichiatri e altri dottori per alcuni utilizzi che non sono stati approvati dalla FDA come sicuri ed efficaci (includendo l’aggressione, la malattia dell’Alzheimer, il controllo della rabbia, l’ansia, il disturbo iperattivo del deficit di attenzione, la gestione della sindrome bipolare, la demenza, la depressione, disturbi dell’umore, disturbi da stress post-traumatico e insonnia.) Questi usi non autorizzati non erano il risultato di indicazioni medicalmente accettate per i quali gli Stati Uniti e i programmi statali di Medicaid fornivano copertura per il Seroquel.”

Il governo americano accusò la AstraZeneca anche di aver pagato medici e specialisti vari per promuovere l’efficacia del farmaco contro le patologie citate sopra, accreditando questi specialisti come autori di studi scientifici a dimostrazione di questa tesi, senza che in realtà i medici avessero poi effettivamente realizzato quelle ricerche.

Queste ricerche sarebbero state realizzate da altre società mediche mentre i dottori si sarebbero solo prestati a metterci il proprio nome sopra.

Un fatto da tenere a mente la prossima volta che si santificano alcuni “eroi” in camice bianco.

Il gruppo britannico per evitare di finire in tribunale raggiunse un compromesso stragiudiziale e fu condannato a pagare la cifra astronomica di 520 milioni di dollari.

Se questa è stata la sua condotta in passato, cosa assicura che la multinazionale non si ripeta nuovamente sulla promozione del vaccino contro il Covid, descrivendolo come efficace e sicuro magari con l’aiuto di medici più interessati alla salute del proprio portafogli piuttosto che a quella dei propri pazienti?

Pensare che il governo Conte abbia autorizzato questo gruppo a produrre un vaccino, visti i suoi precedenti, che potrebbe essere somministrato a milioni di italiani non è molto rassicurante.

Ma le ombre su AstraZeneca non si limitano a questo caso.

La casa farmaceutica fu infatti accusata nel 2008 di aver influenzato la commissione che assegna i premi nobel per la medicina.

Nella commissione c’erano due membri che avevano stretti rapporti con la multinazionale.

Il quotidiano La Stampa dedicò un articolo alla vicenda.

“L’azienda farmaceutica AstraZeneca, che ha il suo quartier generale a Londra, avrebbe forse influenzato l’assegnazione dell’ultimo premio alla medicina – tributato a Harald zur Hausen per i suoi studi sul papilloma virus (Hpv). Due figure chiave della commissione di selezione hanno infatti forti legami con la casa farmaceutica. Che, guarda caso, ha forti interessi nella produzione del vaccino contro l’Hpv.

Una circostanza che ha insospettito Christer van der Kwast, direttore dell’unità anti corruzione della polizia svedese. Che ha ordinato un’indagine preliminare per accertare il reale svolgimento dei fatti. A suscitare l’attenzione degli investigatori sono Bertil Fredholm, presidente della commissione che valuta i candidati al premio, e Bo Angelin, membro del comitato di 50 persone che decide i vincitori. Entrambi hanno – o hanno avuto – legami con la AstraZeneca: Fredholm ha fornito consulenze, nel 2006, mentre Angelin siede nel consiglio di amministrazione.”

AstraZeneca finì anche sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust italiana. Nel 2013, il presidente della commissione AGCM, Giovanni Pitruzzella, mise in rilievo nella sua relazione annuale come questa multinazionale avesse creato un abuso di posizione dominante sul mercato italiano.

Queste le parole del presidente dell’AGCM.

“La Commissione (AGCM N.d.T.) ha richiamato l’attenzione sui pregiudizi alla concorrenza che si possono instaurare in questo mercato attraverso il regulatory gaming, prima con un’indagine conoscitiva e poi con la decisione sul caso AstraZeneca, in cui è venuto in rilievo proprio l’abuso di posizione dominante di un’impresa che sfruttava le pieghe della regolazione per mantenere abusivamente una posizione di esclusiva. La decisione è stata confermata dalla Corte di Giustizia nel dicembre 2012.”

Le ombre e i conflitti d’interesse di AstraZeneca sono noti, ma nonostante questo il governo PD-M5S ha deciso di autorizzare un vaccino prodotto da questa casa farmaceutica che ha già dimostrato in passato di non aver affatto a cuore la salute pubblica.

AstraZeneca non ha avuto nessun tipo di riserva a pagare medici compiacenti per avallare studi senza alcuna base scientifica che avevano come esclusivo interesse quello di promuovere i farmaci della compagnia per usi non autorizzati e potenzialmente dannosi.

I precedenti di questo gruppo avrebbero dovuto indurre il governo ad una più attenta riflessione prima di dare il via al suo vaccino, ma evidentemente a questo esecutivo non sembra interessare molto la salute degli italiani.

A questo esecutivo sembra stare a cuore più la salute delle multinazionali e soprattutto dell’uomo che farà enormi profitti con questo vaccino, Bill Gates, ormai il vero referente di Palazzo Chigi.