Tamponi: ultima stampella a sostegno dell’inganno globale Covid-19

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Mi dice un amico che la figlia adolescente (C) si è messa in una sorta di quarantena volontaria perchè un amico (B) che aveva visto qualche giorno prima ha scoperto che un altro amico (A) aveva fatto il tampone ed era risultato positivo. Quindi, per la proprietà transitiva,

A -> B -> C

se A è positivo lo potrebbe essere anche B e quindi anche C, e lei potrebbe essere positiva e, in attesa del risultato del test di B, per non rischiare di infettare il padre e i compagni di classe, si è rinchiusa nella sua stanza. Tutto normale, no? Se i virus infettano così tanto che dobbiamo tenere la mascherina anche all’aperto, cosa c’è di strano?

(a parte che una volta in quarantena ci andavano i malati, e non i sani, e non si è mai provata la possibilità di contagio da parte di un sano… mah…)

Mai come in questi tempi sento la forza dell’affermazione: “La nostra ignoranza è la loro forza”. E l’ignoranza, termine che non vuole essere offensivo per nessuno, è a tutti i livelli. Durante un dibattito politico pre-elettorale, al candidato del movimento 3V (Vaccini Vogliamo Verità), al dr.Paolo Girotto, uomo di scienza per studi e professione, che spiegava le molte anomalie ed incongruenze degli obblighi di prevenzione, una candidata rispondeva con sufficienza: “E le colonne di bare di Bergamo?come se la scienza si facesse coi titoli di giornale e con le foto ad effetto e non con numeri precisi. Questa ignorante non voleva (forse perchè non capace) entrare nel dettaglio delle analisi quantitative, dei ragionamenti logici, delle domande intelligenti: no, lei ha visto in TV una foto con le bare (fra l’altro, magari, ha visto quel falso famoso che aveva ripreso le bare a seguito di un naufragio di migranti, spacciate per vittime di Covid a Bergamo) e quello le bastava: dobbiamo vaccinarci tutti! Dobbiamo stare in casa tutti!

Ma se i numeri sono numeri, e la scienza è scienza, e se leggete queste pagine, sapete che gli interrogativi sono molti più delle certezze, e attribuire il picco (geograficamente e temporalmente limitato) di morti in Lombardia ad un virus pericoloso sembra essere in contraddizione con numerosi principi della logica.

Ma tant’è. Una volta instillata la paura, con una serie di notiziari da bollettino di guerra, anche se la realtà è un’altra, la gente rimane attaccata alla prima versione: è più facile, più comodo non dover pensare e lasciare che sia qualcun altro a farlo.

Oggi, che

  • i morti non ci sono più
  • le terapie intensive non sono – e da un pezzo oltretutto – più sovraffollate
  • neanche i malati si trovano più,

è diventato indispensabile, per mantenere lo stato di allerta, avere qualcos’altro: e ci siamo inventati i positivi asintomatici. Pensate: un virus così pericoloso, che si devono andare a cercare i malati con dei test complicati, altrimenti non saprebbero neanche di essere malati. E così poter spingere il vaccino, obbligatorio e universale, sogno di ogni casa farmaceutica: quale farmaco migliore di uno che:

  • è universale
  • si dà a tutti, non solo ai malati
  • paga la collettività (alla faccia del papa che si raccomandache i poveri non siano esclusi dal vaccino”  – poverino)
  • probabilmente dovrà avere richiami annuali
  • e se causa danni, questi non intaccano le casse delle case farmaceutiche che sono esenti da responsabilità: privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite, come sempre.

(oltretutto qualcuno mi dovrebbe spiegare come si faccia a fare un vaccino in 6 – 12 mesi quando per l’HIV, la peste del secolo degli anni ’80, che doveva decimare la popolazione mondiale, non è stato ancora trovato in quasi 40 anni; idem per Aviaria, Suina, che sono SARS del tutto analoghe al covid, o per l’Ebola… nonostante i 15-20 anni di ricerca…mah!)

Tornando a noi, per quelli che non si accontentano dei titoli dei giornali e delle foto a sensazione, ma hanno la curiosità di approfondire, provo a dare un paio di immagini, delle metafore per spiegare cosa c’è sotto questo mitico tampone, o il test RT-PCR.

(nota per medici, biologi, scienziati, virologi, ecc.: queste metafore non sono per voi, per voi che avete studiato e lo sapete già:

  • lo sapete già che la PCR è una tecnica di amplificazione di materiale genetico e non di analisi e test;
  • che lo stesso premio Nobel che l’ha inventata, Kary Mullis, diceva che non va usata a fini diagnostici;
  • sapete già che, non essendo mai stato isolato il virus, non si sa bene cosa si va a cercare;
  • sapete già che, senza un gold standard, cioè il virus isolato che si dovrebbe amplificare, la determinazione dei pattern di ricerca tramite primer non ha senso;
  • anche la procedura adottata non è standardizzata; fare 20, 3 o 40 cicli varia i rusultati da un milione a 1000 miliardi di volte – e qale sarebbe lo standard?

A proposito: ma se lo sapete già, perchè state zitti? Perchè non le dite queste cose, in modo che la gente si renda conto della gigantesca presa in giro?)

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Allora, per punti, facciamo prima un riassunto delle puntate precedenti.

  1. L’ipotesi (sottolineo: ipotesi) più in voga, in questa scienza medica moderna, è che molte malattie siano casate da elementi patogeni;
  2. Tale ipotesi risale agli studi di Pasteur che trovò, in coincidenza di infezioni, batteri che lui ipotizzò (sottolineo: ipotizzò) essere la causa di tali infezioni;
  3. Quando poi si trovaro altri stati di malattia, infezione, ecc., ma non si trovarono i patogeni desiderati, si stabilì che dovevano esistere altri patogeni, al momento non visibili con le tecniche del tempo; furono chiamati virus (dal latino: veleno);
  4. col microscopio elettronico si riuscì poi a trovare altri elementi, capsule di proteine con materiale genetico all’interno che vennero ipotizzati essere il patogeno mancante (trovato il colpevole!).

(Il problema è che i virus non sono esseri viventi, ma solo materiale in tutto e per tutto assimilabili ad altre particelle, chiamate esosomi, scoperte più di recente che potrebbero essere veicoli di segnali intercellulari o residui di cellule morte. Comunque, sono indistinguibili dagli esosomi.)

Fin qua, le ipotesi alla base della medicina moderna. Ora, restando però a questa interpretazione (quella per cui le malattie derivano dalla presenza di elementi patogeni – batteri, virus ma anche microbi, funghi – attivi ed in grado di soverchiare il nostro sistema immunitario, secondo un modello di perenne lotta all’interno del nostro organismo), è chiaro che è fondamentale:

  • sapere se questi patogeni, in particolare vrus, sono presenti in un soggetto, malato o asintomatico;
  • sapere in quale quantità sono presenti, perchè non basta una quantità piccola a piacere: bisogna che ce ne sia una quantità sufficiente.

Una invenzione rivoluzionaria, che valse il premio Nobel al suo inventore (e 300 Milioni di dollari dell’epoca – anni 80 – all’istituto per cui lavorava il Nostro) Kary Mullis, fu la Polymerase Chain Reaction, o PCR. In italiano, reazione a catena tramite polimerasi. Ne ho già accennato qui, e qui, ma provo a ripetermi in maniera estremamente semplice.

Avete presente la doppia catena ad elica del DNA: due lunghe serie di basi azotate o nuclueotidi, accoppiate ed attorcigliate, dove i nucleotidi sono pochi elementi definiti e si “accoppiano” formando i pioli della scala secondo regole precise. Lo studio del DNA ne richiedeva disponibilità in grandi quantità e l’idea di Kary Mullis fu risolutiva e rivoluzionaria allo stesso tempo:

  1. grazie ad una serie di cicli in temperatura, fra i 95 e i 70 gradi si poteva spezzare in due la catena e far ricombinare i due pezzi con nuovi nucleotidi (ottenendo di fatto il raddopio del materiale originale);
  2. con una opportuna marcatura tramite sequenze brevi (18-24) di nucleotidi dette primers si poteva far avvenire il processo solo per un dato particolare campione di DNA.

Se la prima parte è abbastanza intuitiva (si pensi ad una fotocopiatrice: da un foglio ne fa 2; da 2, 4, ecc.), per la seconda serve un minimo di spiegazione in più. Quello che si preleva, ad esempo da un tampone faringeo, è un insieme di composti e materiale organico che contiene moltissimo DNA, da quello delle cellule della faringe stessa, a quello del muco, esosomi, particelle organiche, ecc.; se il mio scopo è rintracciare un dato virus, come faccio a fare l’operazione di amplificazione (PCR, la fotocopiatrice) proprio per quel virus, e non per tutto il resto?

L’idea geniale di Kary Mullis fu proprio l’adozione di primers, cioè di marcatori che contenessero una piccola sequenza del materiale oggetto di studio, che rilevassero proprio l’unica catena di DNA corrispondente fra i miliardi di catene disponibili nel campione in esame.

Quindi Mullis aveva risolto 2 problemi: l’amplificazione di materiale genetico, e l’identificazione, fra tanti elementi diversi, di proprio quello che si vuole moltiplicare, grazie appunto alla “marcatura” dei primer; vera idea geniale per identificare l’ago nel pagliaio del materiale genetico.

Mi spiego con una metafora.

Immaginate di cercare un lbro in una biblioteca, ad esempio la Divina Commedia: anche se non sapete nè il titolo, nè l’autore, nè l’anno di pubblicazione nè la casa editrice: ma avete una frase esatta, che ricordate benissimo, un paragrafo che è rimasto impressionato nella vostra mente, ad esempo il famoso “Nel mezzo del camin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura…“, andando a confrontare quel testo che avete scritto con tutte la pagine di tutti i libri presenti in quella biblioteca, potrete scoprire se la Divina Commedia è presenteo meno fra quegli scaffali, solo da quella frase, da quel pezzettino piccolo.

Un modo per compiere questa operazione potrebbe essere quello di scrivere la frase su un lucido trasparente, e andare a sovrapporre tale lucido trasparente su ciascuna pagina di ciascun libro presente nella biblioteca: se trovate ad un certo punto una corrispondenza perfetta, avete fatto bingo: avete trovato il ibro che contiene quella frase. Questo è più o meno quello che fanno i primers nella PCR di Kary Mullis.

Altro esempio: supponete di avere una piscina, una vasca olimpionica riempita fino all’orlo con milioni di puzzle (la coltura del tampone). Come fate a sapere se è presente anche quel dato puzzle di 10.000 pezzi che avete in mente? Se avete un campione di quel puzzle potreste, teoricamente, cercare di vedere se, in quel marasma, sono presenti, possibilmente vicini, quesi 18 pezzi che costituiscono un piccolo riquadro del puzzle.

L’idea, qualora si disponga del libro che si vuole cercare o del puzzle che si vuole ritrovare, è geniale: non esistono infatti due libri che contengono lo stesso paragrafo identico; così come non esistono (in teoria, o forse esistono con una probabilità molto bassa) due DNA, uno appartenente ad un virus ed un altro no, che possano essere “pescati” con lo stesso primer, usando cioè lo stesso “amo“.

(Se questa metafora vi ha aiutato, tenetevi forte, perchè ora viene il bello.)

Già avete capito dell’incertezza della tecnica, qualora si conosca l’esatto genoma del virus da cercare (*).

Ma se il virus, in questo caso il covid, non è mai stato isolato e purificato, cosa stiamo andando a cercare?

Risposta (Scoglio, Kaufman, ecc.):

qualcosa che si crede possa essere il virus“. 

Torniamo in metafora. Del libro che sto cercando non so quasi nulla. Ma sicuramente dovrà contenere un paragrafo con scritto: “Introduzione“. E forse anche uno con scritto: “Conclusione“. E sicuramente contiene la parola “storia“. Certo, una ricerca del genere mi escluderà tutti i libri che non contengono queste tre parole, ma quanti milioni di libri le contengono?

(*) In realtà il processo è ancora più incerto perchè, cercando un RNA e non un DNA, si antepone la Reverse Trascriptasy, infatti si parla di RT-PCR, ma questo non risolve, semmai complica il problema.

Se la cosa vi scandalizza un pochino, siete sulla buona strada. Ma adesso tenetevi forte perchè ne arriva un’altra.

Altra possibile causa di errore.

Se non si conosce il genoma completo del virus, ma solo una piccola sequenza che si presuppone appartenere all’RNA del virus, chi garantisce che il risultato del tampone, a.k.a. (also known as) PCR, non sia positivo:

  • NON perchè il virus è presente,
  • NON perchè l’RNA del virus è presente
  • ma solo perchè una frazione dell’RNA del virus, quella che viene identificata e rintracciata dal primer di ricerca, è presente?

Ad esenpio perchè il virus è in decomposizione, e particelle del suo RNA si trovano in circolazione, senza alcuna reale attinenza:

  1. con la sua attività (presunta)
  2. nè tantomeno patogenicità (altrettanto presunta).

Tornando alla metafora dei libri: se la Divina Commedia non fosse presente nella biblioteca, ma fosse solo presente il primo capitolo, o addirittura la prima pagina soltanto, il risultato sarebbe positivo, secondo le procedure del test: “Abbiamo trovato il libro cercato!” E invece no: hai trovato UNA PAGINA che contiene la frase che stai cercando. Niente a che vedere con la presenza del libro cercato.

Adesso è – credo – chiarissimo il motivo per cui Mullis escludeva la sua invenzione per un utilizzo diagnostisco.

  • Amplificazione di materiale noto, questo sì;
  • test per verifica presenza (oltretutto in quantità non determinate, visto che il numero di cicli di amplificazione moltplica fino a 1.000 miliardi la quantità originale, e in virologia si parla appunto di “carica virale”, per indicare una soglia minima al di sotto della quale il presunto virus, anche se preente, è innocuo – negli asintomatici appunto), questo assolutamente no: un test assolutamente campato in aria, carico di incertezze ed errori, insomma, alla Fantozzi, diremmo: “Una cagata pazzesca!”

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Bene, se sono riuscito a farvi intuire l’affidabilità di questo test, ora potrete cominciare a porvi la grande domanda:

Perchè si impone il lockdown se non ci sono morti, nè malati (al di fuori dei normali numeri stagionali), solo in base ad un test che

  • è altamente vago (quali primer? quanti cicli?);
  • non ha un gold standard di riferimento, cioè non si sa bene cosa si sta andando a cercare;
  • va a cercare un virus che non è mai stato isolato;
  • non dice nulla sul confronto con gli anni precedenti (gli anni scorsi non venivano fatto test a persone sane: magari i numeri erano teoricamente molto più alti e non si sapevano?);
  • secondo il suo stesso inventore NON andava usato a fini diagnostici;

???????

Un giorno, forse, lo scopriremo.

Io, con Andreotti, penso che, a pensar male, si fa sì peccato, ma ci s’azzecca.