Dott. Stefano Scoglio: fake news sull'aumento di mortalità nazionale

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Quella che segue è la sintesi di un più ampio lavoro di analisi del recente Rapporto, stilato congiuntamente da ISTAT e ISS, sull’aumento di mortalità nel periodo centrale della crisi corona virus, che potrete scaricare a parte.

Nel loro Rapporto, ISTAT e ISS fanno subito un’operazione scorretta: prima affermano che nel Marzo del 2020 c’è stato un aumento di morti del 49.4% rispetto alla media dei mesi di Marzo dei precedenti 5 anni (e questo è il numero che è finito su tutti i media), ma non forniscono nessun dato a supporto di tale affermazione (e vedremo che è “sbagliata”); poi cambiano immediatamente discorso e passano a trattare un periodo diverso, ovvero quello dal 20 Febbraio al 31 Marzo 2020, in rapporto allo stesso periodo negli anni precedenti, dando una serie di numeri molto difficili da verificare, perché ovviamente non esiste alcuno storico di dati riferito a tale anomalo periodo. Insomma, ISTAT/ISS si sono assicurati che i numeri dati fossero difficilmente verificabili, chissà perché.

Il rapporto inizia dicendo che relativamente al periodo 20 Febbraio-31 Marzo, nel 2020 si sono avuti 90.946 morti contro i 65.592 morti come media dello stesso periodo nei 5 anni precedenti. Intanto, evitano accuratamente di dire che la differenza di quelle due cifre non da lo strombazzato 49.4% di differenza, ma una più ridotta differenza del 38.6%.
Ma la cosa più grave è che, quando sono andato a fare il calcolo effettivo, ricostruendo un periodo (20-2/31-3) che non è direttamente disponibile, ho scoperto che la media del periodo dei 5 anni precedenti non è 65.592, come asserito apoditticamente da ISTAT/ISS, ma 79.172 morti; e che dunque la differenza tra i morti del periodo suddetto di quest’anno e quelli dei 5 anni precedenti non è del + 38,6% ma di un ben più misero + 14%! E se si va a verificare non tanto la media (trucco statistico utilizzato per abbassare il termine di confronto), ma i singoli anni, si vede che ad esempio, nel 2015, nello stesso periodo ci furono 84,429 morti, e dunque la differenza a vantaggio del 2020 si riduce ad un ancora più minuscolo + 7%. Non certo un numero da pandemia, quindi inutile per chi vuole continuare a spargere panico!

Ma non finisce qui. Marzo 2020 è stato un mese insolito, perché è stato il vero mese invernale, dato che quest’anno Gennaio e Febbraio sono stati primaverili. Ecco perché a Marzo c’è stato un seppur minimo aumento di mortalità. Così, se andiamo a fare il confronto con lo stesso numero di giorni del periodo 20-2/31-3, ovvero 41 gg, ma dei periodi 1° Gennaio - 10 Febbraio (sempre 41 gg) degli anni 2019 e 2017, troviamo che nel 2019 ci sono stati 89.593 morti, numero molto vicino ai 90.946 del 20-2 /31-3 2020; e nel 2017 ben 96.417 morti, ovvero un 6% di morti in più della presunta devastante pandemia di quest’anno.

Di fatto c’è stato un mero spostamento di mortalità legato alla variazione stagionale (il Marzo invernale di quest’anno), usato da governo, media, ISTAT e ISS per chiudere in modo folle l’intera economia e nazione. La cosa è confermata da altri numeri:
- Nel primo trimestre 2020 il numero dei morti è stato approssimativamente (perché ricostruito plausibilmente dal sottoscritto) di 188.684. Questo numero è perfettamente nella media degli anni precedenti, ed è sostanzialmente identico al numero di morti del 2015 (188.072), e addirittura inferiore al numero dei morti del primo trimestre 2017 (192.045).
- Il numero di morti del mese di Marzo 2020 in rapporto agli anni precedenti, ci dà anche la possibilità di verificare l’attendibilità di quel + 49.4% che è stato pompato sia tutti i media. Il numero di morti del Marzo 2020 è di circa 71.487; la media del numero dei morti dei mesi di Marzo 2015-2019 è di 58.531. La differenza non è dunque del 49.4%, ma di un ben più modesto + 22%, meno della metà. Ma di nuovo, questo è possibile solo perché il confronto è fatto con la media, che se andiamo a vedere altri singoli mesi di Marzo, troviamo che nel 2015 ci sono stati 61.581 morti, e qui la differenza si riduce ad un mero 16%; e se di nuovo allarghiamo la prospettiva ad altri mesi invernali, troviamo il Gennaio 2019 con 68.209 morti, poco meno di quelli del 2020, e il Gennaio 2017, con 75.623 morti, addirittura un 6% di morti in più rispetto al Marzo 2020. Di nuovo, nessuna pandemia nel Febbraio-Marzo 2020: eccetto quella mediatica che continua imperterrita tuttora; e forse quella iatrogenica.
- Già, perché gran parte dei morti in eccesso nelle poche città più colpite, come Bergamo o Pesaro, dove ci sono stati forti aumenti di mortalità, sono dovute non al Covid-19 ma molto più probabilmente al protocollo stabilito dall’OMS, che ha allargato l’uso di una metodologia invasiva e molto pericolosa, l’intubazione e ventilazione forzata normalmente riservata come ultima spiaggia in pazienti comatosi e in fin di vita, a tutti i soggetti anche con difficoltà respiratorie temporanee.
- Questo è di nuovo confermato dai numeri ISTAT, se letti bene. Nella seconda parte del suo rapporto, ISTAT tratta l’insieme delle province italiane dividendole in 3 zone: Centro-Nord ad alta diffusione; Centro a media diffusione; Sud a bassa diffusione.

L’incidenza dei morti con Covid-19 (dico “con”, perché non c’è nessuna prova che il virus abbia un nesso causale con la patologia) sul totale dei morti è: al Nord del 20,9%; nelle 35 province intermedie del 5.15%; nelle 34 a bassa diffusione del Sud, la percentuale di morti Covid-19 sul totale è di appena l’1.3%. Praticamente, al Centro-Sud la presunta pandemia ha avuto effetti pari a zero; al Nord avrebbe e causato la morte solo di un 1 deceduto su 5. Numeri che non sono né da pandemia né da epidemia. E se guardiamo per esempio la provincia di Bergamo, non c’è dubbio che il passaggio, nel periodo 20-2/31-3, dalla media dei 5 anni precedenti di 1180 morti ai 6.238 morti di quest’anno, è stato impressionante (+567%). Ma se si guarda con attenzione, si vede che di questi 6.238 morti ne sono stati attribuiti al Covid-19 solo 2.346, mentre la stragrande maggioranza, quasi 4.000 (3.892) sono morti a causa di altri fattori (non specificati). Se consideriamo che gran parte dei morti attribuiti a Covid-19 sono nella stragrande maggioranza casi di individui con una media età di 80 anni e con gravi patologie pregresse, il numero di morti effettivi da Covid-19 è addirittura di molto inferiore. Ma anche così, è evidente che l'epidemia che avrebbe colpito alcune limitate parti di questo paese (il che di per sé rivela la natura non contagiosa della patologia stessa) non è di origine virale, ma si potrebbe definire, scherzando, “epidemia idiopatica”, cioè di cui non si sa l’origine, dato che i 2/3 (e a Torino addirittura i 9/10 e a Pesaro i 4/5) dei morti sono classificati come morti senza causa.

E “idiopatico” è termine che spesso copre, appunto, eziologie iatrogeniche. I numeri non mentono, almeno se non li si fanno mentire…