Dott. Stefano Scoglio: fact-checkers o falsologi?

Come ormai tutti sanno, la mia nota “La Ciliegina truffaldina sulla Torta avvelenata dei tamponi”, pubblicata anche qui su DataBase Italia, è stata censurata da Facebook, che rimanda ad un articolo di Facta.news, cacciatori di falso o falsologi, che dimostrerebbero che le mie tesi sono sbagliate. Dato che esistono ancora spazi di dibattito aperto, ho deciso di pubblicare qui la mia puntuale replica a questi falsologi, che partono subito stravolgendo la mia posizione:

“…I primer del test per il coronavirus Sars-CoV-2 non sarebbero abbastanza specifici, perché la loro sequenza, a detta di Scoglio, non è stata ben progettata. Sarebbe, a suo dire, identica sì a quella di Sars- CoV-2, ma anche a quella di altri coronavirus…”

Questa è una prima bugia: da nessuna parte io dico che i tamponi utilizzano delle sequenze geniche identiche al SARS-Cov2. Come vedremo, per me i tamponi non rilevano un bel nulla, se non positività del tutto casuali. Falsificando così la mia posizione, questi falsologi, verificatori di fatti immaginari, sperano di poter evitare le mie vere e sostanziali critiche, ad esempio quelle relative al numero di cicli di PCR, che è ancora più devastante per la credibilità dei tamponi.

Ma andiamo oltre. La loro descrizione della PCR come fotocopiatrice è carina, ma parte dal presupposto che ci sia un foglio scritto da copiare; mentre qui il problema è che ci sono 30 miliardi di fogli (acidi nucleici) e tu devi scegliere in questo mare di fogli quello giusto da fotocopiare, senza sapere come è fatto perché è uno scritto nuovo che nessuno conosce. Ovviamente questo, che è il problema di fondo dell’uso diagnostico della PCR, viene accuratamente evitato da questi fact checkers riduzionisti. Scrive Facta, dopo aver spiegato che la PCR è un processo di replicazione del DNA:

“I più pignoli potrebbero notare che i coronavirus hanno un genoma a Rna, un tipo di acido nucleico leggermente diverso dal Dna.”

Già, solo i più pignoli, perché invece i leccaculo del sistema accettano supinamente l’idea che va bene così, perché in fondo lo RNA è solo “leggermente diverso” dal DNA. Si, il DNA ha due filamenti, lo RNA ne ha uno solo: una “leggera” differenza del 50%! Sarebbe come a dire che io e il mio gatto siamo solo leggermente diversi, perché lui è un quadrupede, ma in fondo io sono solo un bipede, una leggerissima differenza! I fattologi supini devono sorvolare alla svelta il problema, perché il passaggio dallo RNA al DNA che si compie nella RT-PCR, che è al centro del funzionamento dei tamponi, è uno dei punti più critici di tutto il sistema. I riduzionisti supini descrivono invece la cosa come la più semplice del mondo:

“Come facciamo però a essere sicuri di «fotocopiare» (amplificare) solo la molecola che ci interessa, con tutte le molecole di Dna e Rna che si trovano in un campione biologico umano? Per funzionare, la PCR ha bisogno di due piccoli pezzettini di Dna, chiamati primer, che legano l’inizio e la fine della sequenza di Dna che ci interessa – un po’ come la frase iniziale e finale di un paragrafo di un libro. Questi primer vengono appositamente progettati in laboratorio per legare solo la sequenza desiderata.”

Anche i falsologi ogni tanto, come un orologio rotto che due volte al giorno mostra l’ora giusta, dicono la verità. E così riconoscono che il campione biologico testato contiene un gran numero di molecole di DNA e RNA. Il numero approssimativo l’ho dato io: in 150 microlitri di campione biologico umano ci sono circa 30 miliardi di acidi nucleici, ovvero di unità di RNA e DNA. Come ho dimostrato in un altro mio scritto (che ovviamente i supinologi si sono ben guardati dall’andare a verificare), fino ad oltre il 90% di questi acidi nucleici sono di origine umana1, DNA e RNA di particelle endogene come le EVs (vescicole extra-cellulari) e gli esosomi, che guarda caso, secondo ricercatori che cito nello stesso documento, sono “indistinguibili dai virus”:

Negli ultimi decenni, la similarità tra EVs e particelle virali è diventata progressivamente evidente. Virus e EVs condividono diversi aspetti, come la dimensione, la composizione strutturale e biochimica, e il trasporto di molecole bioattive dentro le cellule…Oggigiorno, è una missione quasi impossibile separare EVs e virus attraverso i metodi canonici di isolamento delle vescicole…al momento, un metodo affidabile che possa garantire effettivamente la separazione completa non esiste.”2

Ma per i falsologi questo non è un problema, basta avere un culo infinito: si gettano due primers, due sequenze geniche casuali, nel mare degli acidi nucleici, e voilà, il SARS-Cov 2 viene magicamente pescato, senza nessun rischio che, essendo tale virus indistinguibile dagli acidi nucleici umani, si possa pescare invece casualmente una vescicola extra-cellulare o un’esosoma. Che tale confusione sia possibile, lo confermano però, con un lapsus freudiano, gli stessi falsologi, che prima ci dicono che il virus è a RNA ma, quando ci descrivono la procedura dei primers, affermano che tali primers legano “l’inizio e la fine della sequenza di Dna che ci interessa”: quindi in realtà non vanno a cercare il virus ma i ben più facili da trovare nucleotidi di DNA, che sono di origine umana e sono presenti nel campione biologico in grande maggioranza! O forse sono solo dei somari…

I falsologi di Facta semplicemente bypassano il problema. Non dimostrano come sia possibile che due primers di 18-24 nucleotidi possano legare esattamente la micro-frazione cercata in un mare di trillioni (miliardi di miliardi) di nucleotidi appartenenti a nano-organismi sostanzialmente indistinguibili tra di loro. Semplicemente affermano che lo fanno perché i primers non possono fallire, essendo stati “appositamente progettati in laboratorio per legare solo la sequenza desiderata”. Cioè: è così perché è così! E veniamo al loro trattamento della mia posizione:

“La nota pubblicata da Stefano Scoglio attacca proprio quest’ultimo punto. I primer del test per il coronavirus Sars-CoV-2 non sarebbero abbastanza specifici, perché la loro sequenza, a detta di Scoglio, non è stata ben progettata. Sarebbe, a suo dire, identica sì a quella di Sars-CoV-2, ma anche a quella di altri coronavirus. Se così fosse il tampone potrebbe identificare come «positivo» al Sars-CoV-2 una persona in realtà affetta da un altro coronavirus.”

Come ho già accennato sopra, i falsologi devono ricorrere alla menzogna. Io non ho mai detto che la “sequenza sarebbe identica a quella del SARS-Cov2, ma anche a quelli di altri coronavirus”. Se avessi detto ciò avrei contraddetto la mia posizione generale sul virus mai isolato: se il virus non è mai stato isolato, è evidente che le sequenze geniche (primers) che lo dovrebbero identificare sono del tutto casuali. E’ per questo che ho chiarito che i tamponi sono fallaci al 100%, sono senza alcun significato, senza alcuna relazione con un presunto virus reale. Il mio ragionamento puntava a mostrare le contraddizioni del sistema PCR, quindi la mia posizione può essere riassunta così: i tamponi sono fallaci al 100%, perché non contengono nessun SARS-Cov2 o SARS-Cov1, anche perché a tutt’oggi il virus, non essendo stato isolato, non esiste; ma se anche accettassimo, in via puramente ipotetica, che essi contengono geni riferibili al SARS-Cov2, come rivendicano i virologi mainstream, in realtà la mancanza di specificità e la conseguente cross-reattività di tali geni fa sì che essi non potrebbero comunque rilevare la presenza del SARS-Cov2.

Una volta entrati in questo ambito immaginario, una fantasia dove si accetta che esista il SARS-Cov2 e i suoi geni, i falsologi riconoscono che tra le sequenze geniche dei diversi coronavirus utilizzate da Drosten “a prima vista le differenze sono pochissime o nulle”, riconoscendo così la non specificità dei geni attribuiti al SARS-Cov2. Come si può vedere dalla tabella di Drosten, le sequenze dei virus successivi al primo, quello di Wuhan, sono nella maggior parte dei casi identiche al 100% a quello :

Continuano i falsologi :

“Inoltre, come nota Scoglio, all’inizio i tamponi cercavano di amplificare tre geni diversi del coronavirus Sars-CoV-2, e davano risultato positivo solo se li trovavano tutti e tre. Dalla circolare ministeriale del 19 marzo 2020, in «aree con diffusa trasmissione Covid-19 è considerata sufficiente quale diagnosi di laboratorio la positività al test RT-PCR rilevata su un singolo gene target di SARS-CoV-2”.

Quindi ammettono che c’è stato un cambio in corsa, e già questo dovrebbe essere spiegato: se prima occorreva l’identificazione di 3 geni, perché improvvisamente non è più necessario? Se non è necessario ora, non sarebbe dovuto essere necessario neppure prima.

Ma si noti la spiegazione data dalla Circolare Ministeriale, datata 19 Marzo, per cui l’utilizzo di un solo gene è autorizzata solo “in aree con diffusa trasmissione Covid-19”. Il ragionamento che ci sta dietro è assurdo: nelle aree ad alta presenza della malattia, il virus dovrebbe circolare molto di più, e quindi dovrebbe essere molto più facile rilevarlo con tutti e 3 i geni! Quindi il Ministero ha preso una decisione contraria alla logica e al buon senso, una delle tante di quel periodo. Tuttavia, dato che la riduzione dei geni da rilevare è stata giustificata in riferimento solo alle zone ad alta diffusione del Covid-19, come mai, una volta che la diffusione del Covid è radicalmente diminuita a partire dal mese di Maggio, non hanno restaurato il criterio del necessario rilevamento di tutti e 3 i geni per dichiarare la positività? Forse perché era necessario gonfiare i numeri dei positivi asintomatici?

Ancora:

“A differenza di quanto sostiene Scoglio, però, sappiamo che i test PCR per il tampone sono estremamente specifici proprio per Sars-CoV-2. Chi progetta i tamponi infatti sa bene che bisogna evitare le cosiddette reazioni incrociate con altri virus che rischiano di falsare il risultato, e quindi tutti i test commerciali vengono testati proprio con campioni di altri virus per accertarsi che non ci siano falsi risultati positivi. Grazie a questi controlli sappiamo che i tamponi per Sars-CoV-2 non danno nessuna positività quando testati con altri virus, inclusi gli altri coronavirus umani.”

Qui il profondo ragionamento dei falsologi può essere riassunto così: Scoglio dice che i tamponi sono fatti male, noi però sappiamo che non è vero. Fine della discussione, nessuna spiegazione. Ancora: è così perché è così! La profondità di questi falsologi ricorda quella di certi giudici italiani che emettono sentenze senza motivazione.

Poi, per darsi un tono scientifico inaccessibile alle masse, portano a loro supporto i riferimenti bibliografici di 3 studi che proverebbero che i tamponi sono molto specifici. Probabilmente fanno conto sul fatto che nessuno dei lettori si prenderà la briga di andare a verificare quegli studi, e dunque non rischiano brutte figure. Ma io sono andato a verificare:

Il primo è uno studio olandese, in cui si sono valutati 7 tipi di tampone. Si tratta di uno studio i cui stessi autori, riconoscendo i limiti del loro studio, affermano: “consigliamo ai laboratori diagnostici sul campo di condurre ulteriori e più estensive validazioni cliniche interne…”. Questo sarebbe lo studio definitivo che prova la specificità dei tamponi! Senza entrare nei dettagli tecnici di questi studio minore basti dire che gli autori hanno comunque trovato una elevata cross-reattività con il gene E dal SARS-Cov1, ovvero i tamponi testati possono risultare positivi anche se trovano un gene, il gene E, che non è specifico per il SASRS-Cov2. E il gene E è parte integrante delle sequenze geniche di molti dei test tampone circolanti, incluso quello usato per il certificato allegato alla mia nota, dove si dichiara che anche solo il rilevamento di un solo gene, tra cui il gene E, è sufficiente per essere dichiarati positivi. Quindi questo studio è semmai la prova che la maggior parte dei tamponi circolanti generano elevati livelli di falsi positivi!

Essendo questo l’unico studio di valutazione di tamponi circolanti, questo ne ha testati solo 7 sugli oltre 100 in circolazione, di cui la stessa Commissione EU ha ammesso di non conoscere neppure le sequenze che li compongono!

Il secondo studio citato è quello dell’Istituto Pasteur che auto-valida il suo kit, proprio come l’oste che dichiara che il suo vino è il migliore. Ed è addirittura lo studio in cui la tabella contenente i primers utilizzati include la sequenza genica del cromosoma 8 umano, come ho sottolineato in un altro mio intervento. Praticamente questo test è cross-reattivo con il genoma umano! Forse è per quello che i falsologi hanno detto, con lapsus freudiano, che i primers vanno a cercare DNA, invece che RNA virale!

Il terzo studio è del tutto inutile, essendo riferito ad un test-tampone sviluppato in laboratorio a scopo di ricerca e non commercializzato.

Tutto questo dimostra che i fact checkers neppure controllano i fatti, come farebbe pensare il loro pomposo e autoreferenziale appellativo. Se controllassero i fatti, avrebbero dovuto portarci la dimostrazione di specificità degli oltre 100 tamponi commerciali che circolano oggi in Europa. Invece le sole dimostrazioni che portano sono: la validazione di un test fatto a scopo di ricerca e non circolante; l’autovalidazione fatta dall’Istituto Pasteur, talmente poco specifico da contenere addirittura la sequenza genica del DNA umano; uno studio su 7 test-tampone commerciali, che però conclude che almeno uno dei 3 geni normalmente utilizzati (sufficiente per dichiarare da solo la positività), il gene E, non è specifico e appartiene anche ad altri corona virus!

Viene da chiedersi se questi ragazzotti di Facta siano solo degli incompetenti, o se invece siano anche loro vittime del sistema, essendo costretti a cercare di argomentare la loro posizione senza prove, o con prove che di fatto dimostrano il contrario di quello che affermano!

E veniamo da ultimo al loro appello al noto (?) ricercatore Gerdol, mai sentito nominare. Anche costui deve appartenere alla categoria degli scienziati supini, dovendosi arrampicare sugli specchi per cercare di negare la verità. Questo sarebbe il suo argomento:

“…in realtà Scoglio non si accorge che le sequenze genetiche presentate in quell’immagine identificano solo i cosiddetti sarbecovirus, sottocategoria dei coronavirus a cui appartengono alcuni virus dei pipistrelli, il virus Sars- CoV-2 e il virus Sars-CoV-1. Quest’ultimo era il virus causa della Sars, ma non è più in circolazione dal maggio 2004… certamente non c’è nessuna possibilità che il test risulti positivo a causa dei coronavirus umani OC43, HKU1, NL63 o 229E.”

Ora, se questa critica fosse corretta, dovrebbero farla non a me, ma al loro idolo Drosten, che nello studio in cui presenta la tabella-immagine a cui si riferisce il Gerdol (e riportata sopra), spiega che il “SARS-CoV 1 ceppo Frankfurt può essere usato come positive control per tutti e tre i saggi di RT-PCR.” Quindi Drosten non ritiene che il SARS-Cov 1 sia scomparso, o altrimenti non lo avrebbe scelto come virus di controllo. In effetti, sulla base della teoria virale, i virus non scompaiono nel nulla, semplicemente vengono “domati” dal nostri sistemi immunitari e non fanno più danni, ma continuano a circolare nei nostri organismi; e se un tampone non distingue tra SARS-Cov2 e SARS-Cov1, probabilmente già presente nella maggior parte della popolazione dal 2004, quel tampone genererà molti falsi positivi. Ed è così, perché come si vede dalla tabella, la sequenza genica del SARS-Cov1 è identica, almeno per i geni E ed N, a quella del SARS-Cov 2, e quindi i tamponi che cercano i geni E ed N, la stragrande maggioranza, generano costanti cross-reattività, producendo dunque elevate percentuali di falsi positivi.

Questo è stato provato anche dallo studio, questo si indipendente e citato nella mia nota, che riporta come i test basati sui geni E ed N, generano :

“…una elevata cross-reattività con i Coronavirus BtRs-BetaCoV (MK211374- MK211378), SARS coronavirus Urbani (MK062179- MK062184), Bat coronavirus (KY770858-KY770859), SARS coronavirus (AH013708-AH013709, e con altri.”3

Per Gerdol “non c’è nessuna possibilità che il test risulti positivo a causa dei coronavirus umani OC43, HKU1, NL63 o 229E». Assodato che i tamponi possono comunque dare falsi positivi a causa di geni appartenenti anche ad altri coronavirus come il SARS-Cov1 o al SARS-Coronavirus Urbani, dove sono le prove che nei tamponi, in tutti gli oltre 100 tamponi, il SARS-Cov2 non si possa confondere con questi 4 coronavirus umani? L’unico studio che afferma ciò, quello olandese citato sopra, analizza solo 7 di questi oltre 100 tamponi, e avverte che le sue conclusioni non sono definitive; oltre ad affermare che comunque anche in quei miseri 7 tamponi il gene E del Sars-Cov1 può generare falsi positivi. Tutta qui la prova di affidabilità dei tamponi di questi fact checkers? Insomma, anche qui, i falsologi possono solo fare affermazioni apodittiche e non provate: è così perché è così!

Ma questo modo di procedere non è degno della vera scienza. Essendo probabilmente questi fact checkers degli studenti alle prime armi, fossi io il loro professore, non mi limiterei a bocciarli, ma li convincerei a scegliere un’altra strada. Non è questione di intelligenza (anche se anche in quella non mi sembrano brillare), ma di carattere: chi manca di amore della verità e di onestà intellettuale, chi falsifica per imporre le tesi dominanti puntando sul potere politico-economico che le sostiene, non dovrebbe essere ammesso al sacro consesso della scienza.

1 Calistri A., Palù G., Unbiased Next-Generation Sequencing and New Pathogen Discovery: Undeniable Advantages and Still-Existing Drawbacks, Clinical Infectious Diseases® 2015;60(6):889–91.

2 Giannessi F et al., The Role of Extracellular Vesicles as Allies of HIV, HCV and SARS Viruses, Viruses 2020, 12, 571; pp. 572-4.

3 Kakhki RK et al, COVID-19 target: A specific target for novel coronavirus detection, Gene Reports 20 (2020) 100740.

Fonte