Dott. Fabio Franchi: isolamento sì, isolamento no

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Quando i problemi ci sono, vanno affrontati. Così è inevitabile constatare che al momento c’è una sorta di frattura, un disaccordo tra i sostenitori della presenza del Cop-due (il virus) nella COPIF (la nuova malattia di moda: mi han consigliato di alterare i nomi) e coloro che la negano.
Ovviamente i lettori di questa pagina sanno che fin dai primi di febbraio di quest’anno (Nota 1) avevo cominciato ad evidenziare i limiti del test e le incongruenze dalla teoria virale. La convinzione del mancato isolamento è maturata nel marzo scorso, quattro mesi fa [il 3 aprile pubblicai un post: “Scacco al re” Nota 2].

Perciò sono rimasto un po’ perplesso di fronte alla categorica affermazione del professor Paolo Bellavite: “Franchi dice tante cose interessanti ma non tutte sono giuste. Il virus è stato isolato, fotografato e sequenziato, punto.”

È strano, anche perché non può non essersi accorto che ogni altro aspetto della teoria ufficiale (quella virale) è ormai abbondantemente falsificata.
Ho letto i suoi post e commenti e ne ho ricavato la convinzione che non abbia voluto neanche considerare di leggere quel che ho scritto.
Infatti afferma: “Possibile che ci sia ancora qualcuno che dubita dell’esistenza del virus? [...] questa idea mi pare talmente assurda da non poter essere nemmeno considerata”.

Una specie di rifiuto … a pelle!

Cominciamo allora sviluppando alcuni punti.

1) Non ho avuto alcuna contestazione diretta ai miei argomenti da parte del prof Bellavite. Ce ne sono in verità alcune indirette; per esempio il prof ha pubblicato una foto [vedi Figura 1] in cui dovrebbe essere evidente l’isolamento virale nella fotografia del “ricercato numero uno”. Discussione chiusa a suo parere.
In un certo senso ha ragione, ma non come pensa lui: è la dimostrazione, l’ennesima, che anche gli autori citati non son proprio riusciti nell’arduo compito che si son dati.
Facile la spiegazione: essi hanno ripetuto lo stesso schema, ovvero la identificazione di una sequenza nucleotidica trovata nel muco prelevato da 2 pazienti; foto da una cultura cellulare, in mancanza di un doveroso controllo, senza alcuna dimostrazione che la sequenza provenisse dalle particelle da loro fotografate e che a parer loro – sarebbero virus “isolati”. Che non siano virus isolati l’ho spiegato in lungo ed in largo qui, citando pubblicazioni equivalenti a questa: [Nota 3].
Il problema ulteriore è rappresentato dal fatto che si tratta di particelle differenti tra loro, tanto differenti! Tanto differenti da non poter essere un corona (nello stesso studio, poi!). I diametri fuori range sono 6:
Fig 1 a) 500 x 580 nm
Fig 1 c) 136 nm
Fig 1 b) 116 nm
Fig 1 d) 74 nm
Fig 2 c) 111 nm
Fig 2 e) 100 nm
Fig 2 g) 177 nm

2) Il professor Bellavite, in altro commento, dice che il riferimento (il cosiddetto gold standard) è la PCR. Tuttavia non specifica la marca del kit ed il modello. È importante perché ce ne sono decine e decine tra quelle commercializzate e spesso quelle non sono d’accordo quando confrontate tra loro (non sono validate né standardizzate).

Ma facciamo finta che il problema non ci sia e che il risultato della PCR sia lo specchio fedele della realtà. Da dove sono partiti? Dalla PCR. Così il gold standard consisterebbe nella ripetizione della PCR per conferma. La validazione di un test tramite uno standard di riferimento che lo contiene si chiama “distorsione da incorporazione” (incorporation bias). Non ci siamo proprio. Se il gold standard fosse la clinica, allora non ci saremmo ugualmente: molto spesso clinica e risultato al tampone prendono strade diverse (molti malati negativi e molti asintomatici positivi).

Lo stesso prof Bellavite scrive: “[...] il problema non sono i tamponi, ma l’interpretazione del dato che spesso è errata (es positivo = malato)”.
Altrove: “Il problema è che sono troppo sensibili”.
Ancora: “ il test RT-PCR è valido per Cop-2, basta confrontare quello rapido con il tampone tradizionale.”
Il che corrisponde ad una verifica interna, da "interpretarsi": una scorrettezza metodologica, appunto.

Insomma siamo di fronte ad un cane che si morde la coda, mancando il primo anello della catena, cioè la connessione tra test della PCR e virus isolato (vedi intervista con simulazione: https://www.youtube.com/watch?v=Wcc2z7vbHz0).

3) Anche mettendo da parte la questione isolamento, dandola cioè come avvenuta per solo amore della discussione, devo notare che né il prof Bellavite, né l’ISS, né l’ISTAT (queste due enti cercano di raccogliere esami sierologici ad un vasto campione della popolazione), né gli esperti in TV, né il prof Bacco hanno mai spiegato il problema costituito dai falsi positivi e negativi, riconsciuto anche su riviste di primo piano. È un problema estremamente rilevante, visto che nella situazione attuale la probabilità che un risultato positivo sia falso è maggiore di quella che sia vero (negli asintomatici). Questi falsi saranno trattati come veri a tutti gli effetti, con quel che comporta, cioé paura, isolamento, ripetizione degli esami, tracciamento dei contatti ed isolamento anche di quelli. Vedi [nota 4].

La sensibilità e la specificità degli anticorpi dei kit a disposizione sul mercato (anche quelli approvati dalla FDA) sono state calcolate e gentilmente offerte dalle Ditte produttrici. Sono state calcolate mediante confronto con clinica e risultato del tampone (anche su tampone "artificiale"). Peccato che del tampone-PCR non sia nota la sensibilità e la specificità. Un altro circolo vizioso.

Si tratta insomma di test dai risultati erratici. Forse si potrebbe fare meglio con l’estrazione al lotto. E costerebbe di meno.
A proposito di costi, l'unica cosa certa in questo caos artefatto (e responsabile della nostra distruzione sociale ed economica) è che i test sono un affare. Ponendo il costo a 30 € all'uno, finora sono stati spesi oltre 190 milioni. L'obiettivo di farli a tutti gli italiani porterebbe ad una spesa di 1.800 milioni. Da ripetersi ad libitum. Non male vero? Meglio ancora del prossimo vaccino.

Nota 1
CORONA & DINTORNI “Il vaccino era già stato brevettato anni fa”.03.02.2020:
https://www.facebook.com/fabio.franchi.921/posts/2510735032509225

Nota 2
SCACCO AL RE [la versione 1 è stata sostituita con la 2, il LINK all'interno del post (3 aprile 2020):
https://www.facebook.com/fabio.franchi.2.0/posts/143478137241679

Nota 3
Pandemia COPIF analisi critica
https://drive.google.com/…/1JWLOmzI9hukDO2SgYT7mObx9B…/view…

Nota 4
Per capire meglio il significato del test (RT-PCR)(20 aprile 2020):
https://www.facebook.com/fabio.franchi.2.0/posts/149938679928958

COVID-19- Quale TEST, quale DIAGNOSI(25 marzo 2020): https://www.facebook.com/fabio.franchi.2.0/posts/139500407639452

Falsi positivi e falsi negativi (1 aprile): https://www.facebook.com/fabio.franchi.2.0/posts/142690727320420

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Ulteriori commenti ad affermazioni del prof Bellavite
Prof Bellavite (B), Dr Franchi (F)

B: “Finalmente poi si torna a parlare di “sequenziamento” dei virus, un po’ come prendere le loro impronte digitali complete. Con tale sistema a Padova hanno dimostrato che i nuovi casi sono di “importazione”, più patogeni di quelli che normalmente circolavano in Veneto”.
F: Non è sequenziamento del virus. E’ lo stesso esempio che ho fatto io nell’intervista su Byoblu: hanno isolato le impronte dello Yeti, una diversa dall’altra, ma lo Yeti ancora no.

B: “La validazione si fa eseguendo un test nuovo a confronto con uno valido. Meglio se viene fatto in più centri. Dai risultati preliminari Rigoli dice che ha dato un falso positivo su 1000 test RT-PCR. Il che sarebbe ottimo se confermato. Il problema della RT-PCR NON è la scarsa precisione ma l’interpretazione dei dati nei casi di bassa carica virale. Quindi il fatto che il test rapido (che vede il virus con anticorpi) sia confermato per la positività mi va bene perché indica che è specifico.”

F: Quale è il test valido? Sarebbe la PCR, secondo il prof. Ma il test dà molti “falsi negativi” (esempio: https://www.medrxiv.org/conte…/10.1101/2020.02.11.20021493v2. In una revisione sistematica di 5 studi, i falsi negativi andavano dal 2 al 29% (https://www.medrxiv.org/conte…/10.1101/2020.04.16.20066787v1 ).
La sensibilità non è stata determinata per NESSUN test nelle persone asintomatiche.
Per la questione SPECIFICITÀ, è ancora peggio, molto peggio. Ne ho discusso a lungo nel mio elaborato. Ora cito solo questo: Gallagher J. Are Coronavirus tests flawed? https://www.bbc.com/news/health-51491763)

B: “Non capisco proprio perché vi ostinate a voler criticare un metodo diagnostico che rimedia i difetti di interpretazione dei tamponi tradizionali. A me pare ovvio che gli anticorpi siano “specifici”, e chi mette a punto il test è la prima cosa di cui si preoccupa. Poi, ma solo poi, si vedrà che sensibilità e specificità non sono 100%, ma questo succede con tutte le metodiche immunologiche, è normale.”

F: Per gli anticorpi la questione si aggrava vieppiù: teoricamente dovrebbero essere molto più vantaggiosi per la diagnosi (e lo sono per altre situazioni). Tuttavia il loro uso qui pone problemi irrisolvibili. Infatti sono validati (si fa per dire) su tampone positivo alla PCR (o su campione artificiale) associato alla clinica (polmonite interstiziale), non su tampone positivo in asintomatici. Anzi, negli asitnomatici i risultati dei due test divergono ampiamente. Quindi si va avanti a supposizioni fantasiose ed ognuno dice la sua (le stime dei positivi agli anticorpi vanno dal 5 al 10%, al 20 e fino al 34% (prof P Bacco, che per inciso si è rifiutato di darmi le informazioni essenziali che gli ho chiesto). Non è affatto scontato che siano specifici. Su questo ho scritto il post: Ipotesi “test a tappeto”.(23 aprile 2020) test per COVID19 confrontato con il “test della margherita”:- Nota 5). Simili considerazioni sono apparse anche su Medscape, un mese dopo, con il titolo: “Il passaporto immunitario non è più affidabile del lancio di una moneta” (Wilson FP https://www.medscape.com/viewarticle/931097)

B: “[...] Il sequenziamento non è un artefatto, è il virus!!! Che poi non sia mai stato isolato o visto mi pare una bufala gigante. Scusa ma non saprei come altro definirla”.
Faccio rispondere al professore da un suo lettore
Mirco Vandelli : “mi permetto una domanda da tecnico informatico.
Se al gisaid sono state archiviate quasi 70.000 sequenze genomiche relative al virus hCov-19 (Sars-Cov-2 per gli amici), pur non tenendo conto di come queste sequenze siano state ottenute, come potrebbe risultare efficace un test che confronta un'entità statica (che dovrebbe essere "il virus" scelto come riferimento per il test) con un'entità in rapidissima mutazione?”

Finisco con due domande che gli ho fatto e che sono rimaste inevase:

F: “C'è una profonda diversità di vedute, a quanto pare. Per arrivare alla semplice soluzione, non c'è niente di meglio che citare i primi tre lavori che abbiano dimostrato che la COPIF è causata dal Cop-2 ed i primi tre lavori dove hanno effettuato l'isolamento virale. Non dovrebbe essere difficile trovarli se ci sono. I test dipendono dalla correttezza di questi primi passaggi.”

In un post del 20 giugno, che il prof titola “GOOD NEWS IL VIRUS E’ MORIBONDO”, scrive:
“In Veneto, su 60.000 tamponi fatti nel corso del mese di giugno, sono risultati positivi solo 210, ma di questi ben 199 erano positivi solo per modo di dire. Infatti con la biologia molecolare (RT-PCR) la positività usciva solo “a ciclo alto”, il che significa che per diventare positivi sono stati necessari più di 27 cicli di amplificazione.
Ricordo che l’amplificazione è un sistema per scovare il virus, anzi l’acido nucleico del virus nelle secrezioni. Se i virus sono pochi, serve un gran numero di cicli di amplificazione. Ora risulta che tutti o quasi i tamponi prelevati recentemente devono fare molti cicli per poter scovare il virus, anzi un pezzetto di RNA virale. Dico un pezzo perché in realtà la “sonda” della reazione di RT-PCR non “vede” il virus ma solo un suo pezzo dell’acido nucleico. Pare anche che a Pavia abbiano provato a seminare i tamponi positivi su cellule in coltura e, su 200 prove, solo 3 o 4 siano state positive per infettività in provetta (il che comunque non significa che lo fossero dal vivo).
Rigoli dice che i 199 soggetti che sono risultati “positivi” a ciclo alto, con grande probabilità non sono infettivi. Possiamo spingerci a dire che, dal punto di vista clinico, questi 199 sono “falsi positivi”. Rigoli ha ammesso che questo tipo di problematica (l’esistenza di molti positivi al laboratorio ma “falsi positivi” clinicamente) potrebbe essersi verificata anche in passato, nel momento del picco dell’epidemia, anche se in quel caso si trovavano moltissimi anche positivi con pochi cicli di amplificazione. E’ troppo presto per dire quanti tamponi siano stati “molto” o “poco” positivi nelle settimane del picco epidemiologico.
Coloro che lamentavano l’esistenza di “falsi positivi” al tampone, non avevano tutti i torti. O meglio (come ho già spiegato su queste pagine) si è verificato un equivoco concettuale su tutta la vicenda: il test RT-PCR è preciso, anzi è il più preciso modo per misurare la presenza del virus (o suoi frammenti), ma l’interpretazione è stata fatta spesso in maniera frettolosa e sbagliata, soprattutto allorché si è parlato di “positivo” come fosse “malato”, prescindendo dalla sintomatologia clinica e dalla “entità” della positività alla RT-PCR.
Altrettanto importante è il fatto che coloro che sono positivi “a ciclo alto” non sono contagiosi, sia perché in essi la carica virale è bassissima, sia perché non avendo sintomi non spargono il virus, sia perché il virus è moribondo o morto. La presenza di acido nucleico virale nel tampone potrebbe essere la conseguenza del fatto che le cellule riescono a bloccare la replicazione virale all’inizio, prima che questo invada l’organismo. Oppure sono cellule morte che si sono esfoliate dalle vie aeree perché sono state rimpiazzate da quelle sane. Un’altra cosa interessante è che alcuni soggetti, che si sono “ripositivizzati” dopo essere risultati negativi, avevano nel naso solo dei “pezzi” di virus, cosa che si dimostra dal fatto che solo una delle tre sonde RT-PCR è risultata positiva.
E che dire degli 11 casi che sono positivi “veri”, cioè in quelli dove c’era effettivamente “tanto virus” nel loro naso e faringe? Di questi, 4 sono asintomatici e 7 sono sintomatici, ma solo 3 con una clinica preoccupante. Questi dati forniti dal microbiologo confermano in modo clamorosamente chiaro che il virus ormai è “spento”, sparito dalla circolazione. Secondo Roberto Rigoli è possibile che esso non torni più, come è successo con la SARS e la MERS, ma ovviamente ha detto che nessuno può dirlo con certezza in questo momento.”

F: Tale post è un concentrato di quel che vado dicendo (CAOS TEORICO). Insomma, basta regolare il numero di cicli della PCR per avere il risultato desiderato! La PCR potrebbe selezionare pezzi di virus morto ed il virus presente POTREBBE non essere contagioso. Quel che sembra certo è che esso è diventato più benigno, perché avrebbe diminuito la sua “carica”. Infatti alcuni asintomatici positivi avevano una carica virale elevata. Peccato che ciò contrasta con lavori scientifici (vedi Crisanti Nota 6) in cui sostengono che non vi è differenza di carica virale tra sintomatici ed asintomatici (per inciso, nella pubblicazione di Crisanti, dei sintomatici solo il 10% ed il 23% erano positivi al test ...).
NB
Il pericolo insito nel volere a tutti i costi sostenere la teoria virale stirandola da tutte le parti è intuitivo: un virus che per cause sconosciute diventa benigno, potrebbe ridiventare maligno quando gli girasse di nuovo la ciribiricoccola.

Nota 5
Ipotesi “test a tappeto”.(23 aprile 2020) test per COVID19 confrontato con il “test della margherita”:
https://www.facebook.com/fabio.franchi.2.0/posts/150846839838142

Nota 6
Lavezzo, E. et al.
Suppression of a SARS-CoV-2 outbreak in the Italian municipality of Vo’. Nature https://doi.org/10.1038/s41586-020-2488-1 (2020).